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Ufficiale il fallimento della società, il passato messo in
archivio.
LICATA - Il calcio costruisce lentamente la sua storia, perché la
cronaca si contraddice spesso, ma è indubbio che la partita
di Licata con il Gela rappresenti per il Taranto un nuovo inizio. E
prometta un definitivo passaggio di consegne: tra ciò che è stato e
ciò che sarà. Non è tanto il punto conquistato, a dispetto delle
previsioni catastrofiche, ad annunciare il cambiamento. Ma qualcosa
di più leggero e profondo, come una piuma nel vuoto che, però, pesa
quanto il ferro. A fare la differenza è l'atteggiamento maturo
della squadra, la sua coscienza serena, la sua forza d'animo. Il
Taranto di Licata rimette se stesso al centro del progetto e
aspetta. La squadra ha i limiti di sempre, ma sul campo sembra
posseduta da un'energia consolante, che non è più delusione e non è
solo rabbia. E' orgoglio, amor proprio, voglia di cambiarsi il
destino. «Io dico semplicemente che siamo stati bravi», ammette
Giuseppe Sabadini, l'allenatore che non ha mai smesso di crederci.
«Il fallimento della società come una scossa violenta? Non lo so.
Non credo. Per noi non è ancora cambiato nulla. Abbiamo preparato
la trasferta, cercando la concentrazione necessaria. L'inizio è
stato terribile. Ho pensato ad un'altra partita di sevizie tecniche
e di torture psicologiche. Il gol dopo due minuti è stata una botta
tremenda. Lì ho temuto il peggio. Poi la squadra ha cominciato a
reagire, lanciando segnali incoraggianti. E alla fine è riuscita a
costruire un monumento alla voglia di continuare ad esserci». Ma i
problemi restano e Sabadini lo sa. «L'emergenza tecnica rientrerà
quando sarà completato l'organico. Dipendesse da me, farei arrivare
subito i rinforzi che ci ci servono. Ma non è così semplice,
purtroppo». Il Taranto di Licata riesce comunque a regalarsi
l'illusione di potercela fare. Non è poco nell'ora del trapasso
societario e del drastico cambio di scena. «Ma adesso vorremmo
capire che cosa accadrà. Ci sono situazioni che vanno chiarite e
scadenze che andrebbero onorate. Non basta rompere col passato per
avere diritto ad un futuro diverso. Servono sostegno, assistenza,
calore. Ho preso un impegno con me stesso: voglio restituire ai
tifosi tarantini il pretesto per tornare a sognare. Dico solo di
avere pazienza, di continuare ad aspettarci. Il Taranto arriverà,
lo giuro». Sabadini ha fede e una forte immaginazione. Ma domenica
il Taranto sarà ancora solo. Contro il Latina, infatti, inaugurerà
la prima di quattro partite interne rigorosamente a porte chiuse.
«La vivremo come un'altra tappa del lungo cammino che porta alla
normalità. Gli spalti vuoti e il silenzio non rischiano di
condizionarci. Durante la settimana lavoriamo così, senza tifosi
attorno. Forse sarà un vantaggio per i nostri avversari». Il calcio
che ruba spazio alla furia devastante della crisi societaria è già
una notizia. Il gol di Amico, oltre a pareggiare quello gelese di
Unniemi, si eleva così a simbolo di rottura con un passato, che
oggi tramonta definitivamente. Diventa, infatti, ufficiale il
fallimento del Taranto Calcio srl. Depositata la sentenza, il
Tribunale nominerà un curatore fallimentare e contestualmente
concederà l'apertura dell'esercizio provvisorio, che avrà
sicuramente un termine. E che sarà propedeutico all'asta per
l'aggiudicazione del titolo sportivo, alla cui valutazione dovrà
provvedere un consulente tecnico individuato dallo stesso
Tribunale. Oggi si chiude una brutta storia. E si apre un periodo
di transizione: la speranza è che sia breve e ricco di generosi
slanci.
Lorenzo D'Alò
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